APPROFONDIMENTI

TOP TEN - I Migliori Match di Undertaker

TOP TEN - I Migliori Match di Undertaker

La vostra classifica sui migliori incontri del Deadman

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 25/06/2020 da Andrea Piccioli

Dopo l'annuncio shock del ritiro avvenuto nell'ultimo episodio di "The Last Ride", abbiamo chiesto ai nostri fan di votare i 10 migliori match di Undertaker. Questa è la classfica che è uscita con i vostri voti:

 

 

10 - vs Stone Cold Steve Austin - Backlash 2002

L’epico scontro fra i due apre la nostra classifica dei vostri migliori 10 match del Becchino. Undertaker, in versione American Badass, affronta uno dei beniamini del pubblico, Stone Cold Steve Austin, in quella che diventa una vera e propria rissa fra due tipi tosti. Vero complice della vittoria di Undertaker fu l’arbitraggio di Ric Flair, che contò lo schienamento di Austin non accorgendosi che il Texas Rattlesnake avesse il piede sulla corda più bassa. Match interessante e davvero divertente, tra due icone dei primi anni 2000.

 

 

 

9 - vs Kane - Inferno Match - Unforgiven 1998

Non il migliore incontro di Undertaker, ma sicuramente uno dei più memorabili soprattutto per la messa in scena: vedere il ring circondato dalle fiamme è un immagine davvero forte, che perfettamente si adatta all’aura “infernale” del rivale Kane, il fratellastro di Taker da poco apparso in federazione e pronto a vendicarsi dei torti subiti in gioventù. La stipulazione altamente spettacolare (per vincere bisogna dar fuoco all’avversario) lo rendono uno dei Gimmick Match più significativi della WWE.

 

 

8 - vs Brock Lesnar – Wrestlemania 30

Il momento più scioccante nella storia di Wrestlemania: in maniera totalmente anticlimatica, dopo un esibizione di forza bruta, Brock Lesnar ottiene il primo tre vincente contro Undertaker allo Showcase of Immortals. Ricordo di non aver parlato per una buona mezz’ora, consapevole di aver assistito alla storia. Il match non è sicuramente un capolavoro, complice anche una brutta commozione celebrale del Becchino il quale, stoicamente, continuò a combattere per difendere la sua imbattibilità. Nessuno si aspettava che the Beast, quella sera, diventasse “The One in Twenty-One and One”. Un momento storico che ogni vero fan di Taker deve vedere.

 

 

7 - vs Triple H – No Holds Barred - Wrestlemania 27

Se si poteva credere che la Streak non sarebbe mai stata conquistata, il primo dubbio è venuto guardando questo match. I due si scontrano con in palio l’onore, nel massimo rispetto uno dell’altro ma pronti a metterci l’anima per portare a casa il risultato. Undertaker metteva sul piatto della propria bilancia la sua imbattibilità e, nonostante un avversario agguerrito e deciso a fare la storia, riesce a vincere la battaglia, uscendo però di scena in barella. Una scena che ci fece capire che la Streak, prima o poi, poteva essere conquistata…

 

 

6 - vs AJ Styles - Boneyard Match – Wrestlemania 36

Tra le tantissime innovazioni di cui Undertaker è stato protagonista, questa credo sia la perfetta per il suo personaggio e la sua età attuale. I due si affrontano in una sorta di Fienile abbandonato, con l’obbiettivo di seppellire vivo l’avversario. Il tutto, però, viene girato come un film, allontanandosi quindi dagli schemi classici dell’incontro di wrestling. Le motivazioni le sappiamo tutti: il Covid-19 ha impedito la partecipazione del pubblico a Wrestlemania 36, costringendo la federazione ad uno show a porte chiuse, dove non sono mancati però dei momenti epici. Uno su tutti, questo match “cinematico”, davvero divertente da vedere ed emozionante. Una formula perfetta per Undertaker, cha ha potuto così coreografare ed editare l’incontro senza cadere in vistosi botch, frutto dell’età e dei tanti acciacchi, come già successo a Crown Jewel mesi prima. Inoltre, l’utilizzo del montaggio ha esaltato ancora di più le sue “doti paranormali”, aggiungendo epicità all’intero incontro. Non è un match da considerarsi grandioso per il lottato, ma sicuramente per l’innovazione che ha portato sullo schermo.  

 

 

5 - vs Kurt Angle No Way Out 2006

Due sole parole: MAMMA MIA! I due sono protagonisti di quello che ritengo sia il miglior match del Becchino, che si amalgama perfettamente con lo stile di Kurt Angle. Entrambi sono in grande spolvero e in condizioni fisiche eccellenti e riescono a mettere in scena un incontro incredibile, con continui rovesciamenti di fronte ed una intensità ASSURDA. Il finale incerto, inoltre, rende perfetta giustizia: nessuno merita di uscire sconfitto pulito da questo show! Poco altro da aggiungere, guardatelo e non resterete delusi!

 

 

4 - vs Shawn Michaels – Wrestlemania 25

Il primo confronto fra i due, da molti considerato quasi migliore del successivo, vinse il titolo di “Match of the Year” di quell’anno e, riguardandolo oggi, si capisce chiaramente il perché. Nonostante non ci sia una gran storyline a supportarlo (situazione ben diversa l’anno successivo), i due mettono in scena un match emozionante, dal finale sempre incerto e dalla tensione palpabile. Lo scontro fra le “oscure tenebre” rappresentate da Undertaker e la “luce divina” impersonificata da Shawn Michaels è davvero di alta qualità. Da qui la volontà di replicarlo l’anno successivo, alzando la posta in gioco. Questo incontro rappresenta l’inizio della fine per Shawn Michaels ed una grande prova di Undertaker. Il punto zero di una delle storyline più belle di sempre.

 

 

3 - Vs Mankind – Hell in a Cell Match – King of the Ring 1998

“Quale è stato il miglior Hell in a Cell nella storia della WWE?”. A questa domanda, il 99% dei fans di wrestling risponderà con questo match. Mick Foley compie una prestazione al limite dell’impossibile, facendosi lanciare dall’Undertaker dalla cima della cella sul tavolo di commento, per poi risalire nuovamente sulla cime e venire proiettato attraverso la cella direttamente nel ring con una Chokeslam. Due bump clamorosi, primi nel loro genere, che sono diventati una icona della WWE. Undertaker è in grande spolvero ed all’apice della sua carriera, con questo incontro e grazie al sacrificio di Mankind, rafforza ancora di più la sua efferatezza come inarrestabile macchina da guerra. La parte lottata di questo match non è il massimo possibile, figlia anche dei due voli di Foley che, per inciso, avvengono PRIMA del suono della campanella. Ma se volete un match che vi lasci a bocca aperta, questo è il migliore possibile.

 

 

 

2 - Vs Triple H – Hell In a Cell Match – Wrestlemania 28

“The End of an Era”, la fine di un’epopea durata quattro anni, che ha visto cadere HBK per due anni consecutivi e Triple H al primo tentativo. Adesso i due della DX tentano l’ultimo assalto, costringendo il Becchino ad un vero e proprio miracolo: affrontare Triple H in un Hell in a Cell con Shawn Michaels come arbitro speciale. Taker si trova davvero con le spalle al muro e la sua Streak non sarà mai così tanto vicina ad essere conquistata, ma incredibilmente riesce a resistere all’assalto di The Game, aiutato non poco da un arbitraggio fazioso, e a mantenere la sua striscia di imbattibilità. L’abbraccio finale fra i tre, che si sostengono a vicenda mentre escono dallo stage, è il perfetto coronamento di un Era di grandi atleti e combattenti, incamminati gloriosamente verso la via del tramonto. Epico.

 

 

1 - vs Shawn Michaels – Carreer vs Streak – Wrestlemania 26

E qui, signore e signori, tanto di cappello. L’ultimo Match dell’Heartbreak Kid (escludendo il suo ritorno One Night Only a Crown Jewel) è considerato da molti il miglior match nella storia di Wrestlemania. La costruzione della faida è stata una delle più belle degli ultimi anni, con Michaels che tenta di tutto per affrontare nuovamente l’Undertaker a Wrestlemania, dopo la sconfitta subita l’anno prima. La tensione crescente fra i due è palpabile per tutto il lungo periodo di costruzione e si arriva allo Showcase of Immortals con la netta sensazione di essere davanti alla resa dei conti definitiva: da un lato la striscia di imbattibilità dell’Undertaker, vera e propria icona di Wrestlemania, dall’altro la Carriera di Shawn Michaels, che quella sera scrisse il suo ultimo capitolo. Match imperdibile per ogni vero appassionato di wrestling, dove i due mettono in scena una vera e propria “clinic” di Storytelling sul quadrato.

 



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 16/11/2020

Nick Bockwinkel: la scelta sbagliata

Il wrestling, come ogni altra cosa della vita, è fatto di scelte. Spesso possono essere grandi azzardi che portano enormi risultati, frutto di scommesse su persone o personaggi dal grande potenziale.

 

Verne Gagne aveva il suo pupillo: Nick Bockwinkel. Nato a Saint Paul nel 1934 e dotato di un fisico massiccio, inizia la sua carriera da lottatore a 21 anni, entrando nella AWA del suo mentore Gagne solo nel 1970, a 36 anni.
Riesce a conquistare i titoli di coppia e a scalare i vertici della compagnia, impressionando sia tecnicamente che al microfono. Nel 1977 Verne Gagne decide di premiarlo facendogli vincere il titolo di Campione Mondiale AWA strappandolo proprio dalla sua vita e ponendo fine al suo regno durato 7 anni, il terzo più lungo di sempre.

 

Bockwinkel diventa per la prima volta campione a 40 anni, conquistandolo da Gagne che ne aveva 51. È chiaro come l'idea di wrestler della dirigenza AWA fosse proiettata verso uomini adulti e possenti, non giovani bodybuilder carismatici, in piena controtendenza con l'evoluzione che lo stile stava avendo agli inizi degli anni 80. Verne Gagne rimaneva fedele ad uno stile puro, sacrificando la spettacolarità e prediligendo la tradizione.

Fu proprio per questo motivo che, quando un

giovane wrestler appena venticinquenne con un background da bodybuilder, ammirato dalle giovani ragazzine, riuscì a sconfiggere Bockwinkel per il titolo mondiale, il presidente della AWA Stanley Blackburn, probabilmente sotto la guida del proprietario Verne Gagne, non solo ribaltò la decisione arbitrale e riconsegnò il titolo a Bockwinkel, ma indirizzò il giovane ragazzo verso le porte della federazione, in quanto non avrebbero mai creduto in loro.

 

Il 18 aprile 1982 la AWA, per tutelare la propria scelta vincente Nick Bockwinkel, mise alla porta Hulk Hogan.

Il resto, è storia


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 05/11/2020

DRAGO DA DIVANO #1 - Preview AEW Full Gear

Sarà il PPV più bello della storia?

Per la prima volta su Fight Planet Italia, ospitiamo "Drago da Divano", un interessante progetto di video Youtube per approfondimenti, preview, recensioni e molto altro!

Oggi parliamo di Full Gear, il prossimo evento in casa AEW...Sarà il PPV più bello della storia? A chiederselo è il nostro Gib, che in questo video pronosticherà il prossimo grande show della All Elite Wrestling!

 

Buona visione!

 

 

 

 


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 26/10/2020

Khabib, l'Aquila del Caucaso

Il ritiro di Khabib Nurmagomedov non è solo la fine sportiva di un atleta, ma anche il capitolo finale di una storia che attraversa la cultura russa da dopo la caduta della Unione Sovietica sino ad oggi. 

 

Khabib è originario del Daghestan, una regione del Caucaso Settentrionale che, come etnia, non esiste: la regione è divisa in 40 popoli, di cui 14 indigeni, i quali ognuno cerca di prevalere sull'altro. Per la sua posizione di confine, ok territorio ha avuto periodi di appartenenza all'Iran, alla Turchia e alla Russia, di cui ad oggi fa parte, generando un forte clima di incertezza politica e di appartenenza, unito solo dal credo islamico, presente nella maggior parte dei suoi 3 milioni di abitanti, seppur con tante differenze di interpretazione.

 

La repubblica è divisa in 41 Raion, i distretti municipali. In quello di Tsumadinsky si trova Sil'di, piccolo villaggio rurale di circa 200 abitanti dove il 20 settembre 1988 venne alla luce Khabib,  figlio di Abdulmanap Nurmagomedov, già cintura nera di Judo ed allenato dalla leggenda russa Vladimir  Nevzorov, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Montreal del 1976. Sarà proprio il padre di Khabib  a spingerlo verso il Sambo, lo stile di lotta tipico della Russia, di cui Abdulmanap diventa allenatore per l'Armata Rossa e per la Nazionale. Gli allenamenti sono spartani al limite dell'umano: combattimenti contro cuccioli di orso, sessioni di combattimento all'alba, corse infinite per le montagne del Caucaso, come in un film di Rocky.

 

Khabib si avvicina alle MMA a solo 8 anni, dimostrando un talento unico che lo portò al debutto il 13 settembre 2008 nella CSFU, federazione ucraina, contro Vusal Bayramov. Continuerà a lottare in promotion russe come la ProFC o la M-1 fino al 2012, quando debutta nella americana UFC contro Kamal Shalorus.

L'inizio nella Federazione di Dana White segna anche l'inizio della lontananza dal bordo-ring del padre che, a causa di un problema di visto d'ingresso negli Stati Uniti, non potrà seguire il figlio, ormai forza inarrestabile.

 

Il 30 dicembre 2017 sconfigge Edson Barboza ed ottiene il premio di Performance of the Night, che lo proietta come primo sfidante al titolo dei Pesi Leggeri detenuto da Al Iaquinta, riuscendo a conquistare il titolo il 7 aprile 2018.

 

Arriviamo alla rivalità più famosa, quella contro Conor McGregor: l'escalation di odio dura per quasi tutto il 2018, dove i due atleti e le rispettive squadre arrivano più volte a scontrarsi in situazioni private, portando il livello di rivalità sul personale. Il match con in palio il titolo del russo  viene sancito per UFC 229, in una atmosfera di tensione palpabile che sfocia in rissa al termine dell'incontro. Khabib mantiene la cintura ed ottiene la sua 27esima vittoria consecutiva, che lo porta ad affrontare il Campione ad Interim Dustin Poirier il 7 settembre 2019 ad Abu Dhabi. Fuori dagli Stati Uniti, finalmente il padre può tornare a sostenerlo all'esterno dell'ottagono, assistendo alla sua 28esima vittoria consecutiva, con unificazione dei due titoli.

 

Un trionfo che, per Abdulmanap, sarà l'ultima occasione di vedere il figlio in azione: colpito dal CoronaVirus, si spegnerà ad inizio luglio per le complicanze della malattia, a soli 57 anni. Un duro colpo per il campione dei Pesi Leggeri, che è entrato nella gabbia Sabato 24 Ottobre per difendere la cintura contro Justin Gaethje con un preciso obbiettivo: onorare la promessa alla madre di un ultimo incontro, vincere per commemorare la scomparsa del padre/mentore e ritirarsi dal mondo delle MMA.

Una scelta presa in silenzio, anticipata solo dalle lacrime del campione a fine incontro su quella cintura che ha conquistato combattendo contro gli orsi e mantenuto contro tutto e tutti.

 

Si ritira uno dei più forti performer dell'era moderna, legato a doppio filo alla figura del padre che lo ha creato e per il quale ha deciso di dire basta. In un mondo sempre più globalizzato ed emancipato, Khabib rappresenta la tradizione, l'attaccamento alle origini e alla famiglia, valori che lo hanno forgiato freddo e duro, come le montagne del Daghestan