APPROFONDIMENTI

Aleister Black e il concetto di scarto

Aleister Black e il concetto di scarto

Contro i pregiudizi del wrestling web

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 09/07/2021 da Alessandro Bogazzi

L’approdo di Aleister/Malakai Black a Dynamite è solo l’ultimo di un’infinita serie di cambi di federazione destinato a spaccare in due la community dei fan di wrestling. Se da un lato c’è chi spera che l’ex Tommy End venga valorizzato, ricevendo un trattamento migliore rispetto a quello che gli è stato riservato in WWE, dall’altro c’è chi teme che gli venga dedicata una corsia preferenziale a discapito di chi si trova nella compagnia di Tony Khan da più tempo. Entrano dunque in gioco i concetti di scarto, di fedeltà, di “I busted my ass here” che vengono riproposti ogni volta che un wrestler lascia la WWE per approdare in un’altra federazione: si tratta di considerazioni che partono da un presupposto sbagliato e che creano un pregiudizio a parer mio ingiusto.

 

E’ sicuramente innegabile il fatto che arrivare dalla WWE porti alcuni vantaggi, come la capacità di connettere subito con il pubblico, che conoscendo già l’atleta in questione tende ad affezionarsi più facilmente e a desiderare il suo “riscatto” contro la malvagia federazione che lo ha maltrattato e licenziato; inoltre, la vita del team creativo viene resa più semplice, in quanto non deve creare un personaggio da zero, ma può gestire un atleta già conosciuto a livello mainstream. Tuttavia, l’atleta in questione deve anche confrontarsi con le esigenze dello stesso pubblico, spesso convinto che la WWE lo abbia limitato sul ring e quindi desideroso di vedere le sue vere abilità ; inoltre, approdare in un’altra compagnia non è sempre facile, in quanto cambiano il tipo di prodotto, il booking e così via.

 

Ma quando possiamo parlare di scarto? E perché l’accezione è sempre negativa quando il wrestler proviene dalla WWE, ma mai quando invece approda alla corte di Vince McMahon? Per quanto mi riguarda, la parola “scarto” andrebbe abolita dal gergo del wrestling, perché i roster sono talmente profondi che è normale che qualcuno resti ai margini e venga infine rilasciato, ma non per questo si tratta di un atleta senza talento e soprattutto senza possibilità di trovare riscatto in una compagnia in grado di esaltare le sue caratteristiche. A parte coloro che sono meritatamente arrivati al titolo, come Christian Cage, John Moxley, Mr Anderson, mi viene da pensare a The Pope, che in WWE aveva fatto vedere ottime cose, soprattutto durante il feud con CM Punk, ma in TNA ha potuto beneficiare di una gimmick più marcata che lo ha portato a diventare un solido uppercarder. Se ci pensiamo, è lo stesso percorso di Chris Jericho, che in WCW non andò oltre il titolo televisivo, ma nei primi due anni a Stamford fece incetta di titoli, diventando addirittura il primo Undisputed Champion della storia. In quel caso, fu esaltato il genio creativo della WWE, mentre Bischoff e compagni vennero messi alla berlina e accusati di favorire solamente i veterani, ignorando tra l’altro l’approdo nel main event di Goldberg e Diamond Dallas Page e la costruzione costante di Chris Benoit, che lo portò a vincere un titolo poi revocato. Al giorno d’oggi, l’esempio più lampante è quello di Karrion Kross e degli MSK, attualmente campioni a NXT, mentre a Impact Wrestling non conquistarono nessun titolo: come si potrebbe parlare di scarti di fronte al loro talento?

 

Alcuni fan parlano di scarti anche quando si tratta delle superstar più blasonate, accusandole di rubare spazio agli “originals” e pretendendo un’assurda gavetta. Ricordo quando si parlava di Total Nonstop Angle tra il 2007 e il 2010, nonostante gli sforzi dell’eroe olimpico nel mandare over AJ Styles, Christian Cage, Kazarian, Jay Lethal ; anche nell’era Hogan ci furono critiche per i titoli vinti da Rob Van Dam e Jeff Hardy, che già erano stati campioni in WWE, e qualcuno ha avuto da ridire anche sui regni di Chris Jericho e Jon Moxley in AEW. Stando a questo ragionamento, Ric Flair non avrebbe dovuto conquistare l’allora WWF Title vincendo la Royal Rumble del 1992, mentre AJ Styles non si sarebbe dovuto laureare campione, rubando la chance del Dolph Ziggler di turno. Trovo, anche in questo caso, che il ragionamento sia alquanto forzato, anche perché si va a colpevolizzare l’atleta proveniente da Stamford, costretto alla gavetta nonostante sia già over coi fan e si sia già fatto le ossa altrove. Sembra, inoltre, che solo questa tipologia di atleti vada a ostacolare i cosiddetti “originals”, e si tratta di una discriminazione tanto superficiale quanto non veritiera, come dimostra il caso di James Storm, mandato over a più riprese da Kurt Angle e pronto a diventare il topface della federazione conquistando la cintura a Bound For Glory 2012: l’improvvisa ascesa di Austin Aries portò la TNA a stravolgere i propri piani, mettendo fine anzitempo al regno di Bobby Roode in favore del Greatest Man That Ever Lived e cancellando in maniera repentina il push del Cowboy, che da allora non ha più ritrovato la stessa sintonia col pubblico.

 

I cambi di direzione ci sono sempre stati, e non è sempre e solo un debutto a influenzarli ; talvolta può essere un ritorno da un infortunio o una rapida ascesa, ragion per cui non si può colpevolizzare un atleta per il sempre fatto di essere approdato in una nuova compagnia. Si ha poi l’impressione che questa tanto invocata gavetta per gli ex WWE debba durare in eterno, visto che ogni volta che uno di loro fa sua una cintura, si dice che l’ha vinta troppo presto, anche se sono passati diversi mesi o addirittura un anno, mentre per altri lottatori si usa in maniera positiva il termine “bruciare le tappe”. Prendendo esempio dalla TNA, si ebbe più da ridire per Daivari/Sheik Abdul Bashir, laureatosi X-Division champion a tre mesi dal debutto, che non per Robbie E, che vinse lo stesso titolo, ma al suo match di esordio, solamente perché il primo proveniva dalla WWETornando a Malakai Black, spero vivamente che questo straordinario atleta riesca a scalare le gerarchie della AEW e a togliersi numerose soddisfazioni. E guai a farlo passare per scarto...

 

If you don’t know... Now you know!

 

Alessandro Bogazzi



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 25/07/2021

Nikki A.S.H. : la grande scommessa

Something That Shimmers #13

Benvenuti a questa nuova edizione di Something That Shimmers, la rubrica interamente dedicata al wrestling femminile in ambito major. Sono state due settimane molto intense, in cui abbiamo assistito a qualche cambio di titolo, a ritorni e debutti interessanti e al ritorno definitivo del pubblico nelle arene.

 

Bianca Belair ha rifilato ben due batoste in due settimane a Carmella, rafforzando ancora di più il proprio status e continuando un regno finora convincente. Ora sta alla WWE trovarle una sfidante credibile, e la scelta potrebbe ricadere su Liv Morgan, la grande delusa di Money In The Bank ; un turn darebbe una rinfrescata al suo personaggio, permettendole di ottenere più spazio in televisione. Intanto, Toni Storm ha fatto il suo debutto, e ha subito demolito la povera Zelina Vega, che attualmente sta ricoprendo il ruolo di jobber di lusso. Per l’australiana si tratta di un’occasione d’oro, il meritato riscatto dopo il pessimo trattamento subito a NXT.

 

Passiamo proprio al roster giallo, dove continua il regno di Raquel Gonzalez, che sul ring è sempre più una garanzia, ma fuori dal quadrato rischia di essere ostacolata da una gestione non proprio impeccabile. La campionessa, infatti, continua a cambiare allineamento a seconda dell’avversaria, e dopo essere stata heel durante il feud con Ember Moon e Shotzi Blackheart, ha affrontato Xia Li da face, ricevendo comunque un buon riscontro da parte del pubblico. Se consideriamo anche il main roster, attualmente abbiamo fin troppe tweener: Rhea Ripley, Alexa Bliss, Natalya e Tamina, Mandy Rose e Dana Brooke. In questo modo, non solo si tende a confondere lo spettatore, ma si rischia di privare di spessore un character che, se mosso in un’unica direzione, avrebbe maggiori possibilità di evolversi. Non è ancora troppo tardi per fare la cosa giusta con Raquel, e l’ideale sarebbe un feud con Frankie Monet, che a Impact ha sempre svolto un lavoro eccellente quando si è trattato di mandare over la face di turno. 

 

Come da pronostico, Britt Baker ha difeso con successo il titolo AEW dall’assalto di Nyla Rose, in quello che è stato a tutti gli effetti un heel vs heel, visto che entrambe hanno provato a più riprese a vincere aggirando le regole. Ora la DMD ha bisogno di un’avversaria in grado di accattivarsi le simpatie del pubblico: Kris Statlander parte favorita, seguita da Thunder Rosa, con cui la Baker ha già disputato grandi match, ma non mi sorprenderei se la prossima avversaria fosse una tra Hikaru Shida, Riho e Yuka Sakazaki. Quest’ultima è reduce da una vittoria su una Penelope Ford in caduta libera, e ciò aumenta il dispiacere per un’atleta fenomenale, che sembrava prossima al face turn che l’avrebbe finalmente portata nel giro titolato. Sembra però che la compagnia di Toni Khan non creda in Penelope, che a questo punto è destinata a rimanere nel midcarding.

 

Impact Wrestling ci ha regalato uno Slammiversary coi fiocchi, dove ancora una volta la divisione femminile ha fatto la differenza. Deonna Purrazzo ha difeso con successo il massimo alloro contro Thunder Rosa al termine di un match mozzafiato ; in seguito, abbiamo visto salire sul ring addirittura Mickie James, che ha invitato la campionessa a Empowered, il primo pay per view della NWA completamente dedicato al wrestling femminile. Ci ha pensato Gail Kim a convincere la Virtuosa ad accettare, anche se la sua avversaria deve ancora essere annunciata. Un altro grande ritorno è stato quello di Chelsea Green, un tempo conosciuta come Lauren Van Ness, che insieme a Matt Cardona ha avuto la meglio su Tenille e Kaleb: per l’ex TNA champion potrebbe essere l’inizio di un percorso di redenzione, dopo le tante sfortune avute in WWE. Nel corso del pay per view abbiamo inoltre visto i tag team titles passare nelle mani di Rosemary ed Havok: il duo della Decay ha dimostrato un’ottima alchimia, e la loro gimmick è di quelle che non stancano mai. La scelta è stata comunque influenzata dall’imminente addio di Kiera Hogan, che ha annunciato che i recenti tapings a cui ha preso parte saranno gli ultimi ; personalmente, mi sarebbe piaciuto vederla nuovamente nel giro titolato, e la sua mancanza si sentirà. Il rientro di Taylor Wilde, invece, si è svolto in un clima di indifferenza, in quanto ancora non si capisce il motivo per cui è stata accantonata nel periodo di Slammiversary.

 

Focus on: Nikki A.S.H.

 

Il roster di Raw è quello che più di tutti ha utilizzato la divisione femminile per cercare di sorprendere gli spettatori, e se sul breve periodo ha sicuramente ottenuto i risultati sperati, c’è un po’ di scetticismo per quanto riguarda le storyline a lungo termine. Il nuovo regno di Charlotte Flair, vittoriosa in pay per view contro Rhea Ripley al termine di uno degli incontri più belli dell’anno, è durato un solo giorno: la nuova campionessa, infatti, ha scelto di farsi squalificare nel rematch contro The Nightmare, ma poi ha subito l’incasso da parte di Nikki A.S.H. , che nel giro di ventiquattro ore ha conquistato, da totale underdog, valigetta e cintura. Una mossa veramente azzardata da parte della WWE, che da un lato ridimensiona e in parte sacrifica Rhea Ripley, privandola della cintura alla prima difesa davanti al pubblico, e dall’altro affida il ruolo di topface e di bandiera del brand a una lottatrice che fino a qualche mese fa veniva utilizzata sul contagocce e che sembrava a un passo dal licenziamento. Nulla da dire sul valore sul quadrato dell’ex componente del Sanity, ma non è la prima volta, specie negli ultimi anni, che vediamo la compagnia di Vince McMahon cambiare rotta in maniera repentina, permettendo al midcarder di turno di saltare numerosi step e di conquistare il massimo alloro senza una costruzione attenta e costante.

 

Insomma, Nikki è una vera e propria scommessa, che potrebbe funzionare nel breve periodo per poi fallire nel lungo ; in particolare, si teme che, una volta perso il titolo e finito il suo “momento”, il suo personaggio si trasformi definitivamente in una macchietta, non andando oltre i siparietti divertenti e i match brevi. Abbiamo l’esempio di Jinder Mahal, il quale una volta finito il suo regno da campione, è finito quasi subito nelle zone più basse della card, e solamente adesso sta risalendo la china, mentre Kofi Kingston si è salvato perché aveva le spalle coperte dal New Day, ma il massacro subito contro Bobby Lashley a Money In The Bank la dice lunga sul suo status. Va detto, però, che Nikki è una lavoratrice instancabile e sembra essere dotata di una grande creatività, oltre a essere in grado di connettere molto facilmente col pubblico. Per quanto le sue mic skills non aiutino, la supereroina ha una simpatia innata, e il suo personaggio potrebbe pian piano evolversi e pian piano discostarsi dallo stereotipo dell’eterna underdog. Non tutto è perduto quindi, ma bisognerà pianificare tutto in maniera precisa se si vuole evitare che Nikki venga ricordata tra qualche anno come una semplice meteora.

 

If you don’t know… Now you know!

 

Alessandro Bogazzi

 

 


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 11/07/2021

La vera chance di Zelina Vega

Something That Shimmers #12

Benvenuti a questa nuova edizione di Something That Shimmers, la rubrica interamente dedicata al wrestling femminile in ambito major.

 

A Raw continua la faida tra Charlotte e Rhea Ripley, la quale sta riuscendo a rispedire al mittente tutti i mindgames della sua più esperta rivale. Persino il tentativo della Queen di inscenare un infortunio per far abbassare la guardia alla campionessa non ha avuto successo, e ora che la faida è diventata più personale, stiamo assistendo a dei siparietti un po’ più godibili rispetto alle settimane precedenti. Ad ogni modo, a Money In The Bank le due saranno chiamate a una prestazione maiuscola, come già accaduto in precedenza, ma stavolta il finale dovrà essere chiaro, possibilmente senza overbooking. Intanto, Eva Marie sembra essere tornata in sintonia con Doudrop, e sta riuscendo a farsi odiare più di qualunque altra atleta ; sul ring l’abbiamo vista poco, ma le sue abilità sembrano rimaste quelle di un tempo, ragion per cui spero che la transizione verso il ruolo di manager venga completata quanto prima. Alexa Bliss si trova attualmente impegnata in un feud con Shayna Baszler, Nia Jax e soprattutto Reginald, e per questo motivo sta combattendo al fianco delle face, mentre Nikki Cross ce la sta mettendo tutta per conquistare i fan nel suo nuovo ruolo di supereroina: personalmente sono scettico a riguardo, ma alla lunga potrei anche essere smentito.

 

L’infortunio occorso a Bayley, che dovrà rimanere fuori dai giochi per ben nove mesi, è una brutta tegola per Smackdown, che perde una delle sue pedine più importanti proprio alla vigilia di un I Quit Match che avrebbe dovuto mettere la parola fine alla faida con Bianca Belair. Il roster blu è corso subito ai ripari, anticipando i tempi e proponendo Carmella come sfidante per il titolo in un match che andrà in onda la prossima settimana, annunciando l’imminente approdo nel roster di Toni Storm e facendo debuttare Shotzi Blackheart e Tegan Nox, uscite vittoriose dal non title match contro Natalya e Tamina. Le cinture di coppia tornano dunque al centro di una faida, dopo essere finite nel dimenticatoio per settimane. Intanto, Liv Morgan è stata finalmente inserita in una storyline interessante, che l'ha vista finalmente convincere Sonya Deville ad assegnarle uno spot per il Money In The Bank Ladder Match ; come ho già scritto due settimane fa, sarebbe saggio far vincere la valigetta all’ex componente della Riott Squad.

 

Il titolo femminile di NXT è attualmente in stand by, dato che Raquel Gonzalez è attualmente impegnata in coppia con Dakota Kai in un feud contro Ember Moon e Shotzi Blackheart, ma non è detto che nelle prossime settimane non si creino i presupposti per un fatal four way atto a far scricchiolare l’alleanza tra la campionessa e la sua migliore amica. Sono state, però, altre due coppie a dare spettacolo a Great American Bash, con Io Shirai e Zoey Stark che hanno strappato le cinture a Candice LaRae e Indy Hartwell, grazie anche all’intervento della rientrante Tegan Nox. La giapponese ha così interrotto il suo breve digiuno, e pare proprio che la WWE non riesca a tenerla fuori dal giro titolato. Pessime notizie, invece, per Mercedes Martinez, che ha subito una brutta commozione cerebrale durante il suo match contro Xia Li, rea di averla colpita con troppa foga. Non è la prima volta che la componente della stable Tian Sha danneggia seriamente un’avversaria con i suoi calci, e non sarebbe male se si impegnasse per combattere in modo più sicuro.

 

Sono poche le novità in AEW, che ultimamente sta dando meno spazio alla divisione femminile durante Dynamite. Abbiamo visto qualche buono spot nel match di coppia, nonostante la presenza di Vicky Guerrero nelle vesti di lottatrice ; Britt Baker sembra quasi la face della situazione nella faida con Nyla Rose, ma un turn sarebbe un madornale errore, vista la sua naturalezza nel ruolo della heel. Nel frattempo, la compagnia di Tony Khan sta lavorando bene su Kris Statlander, che questa settimana ha schienato The Bunny, ma allo stesso tempo sembra pronta a sacrificare nuovamente Penelope Ford, data per sfavorita nel match della settimana prossima contro la rientrante Yuka Sakazaki.

 

In NWA la campionessa si sta facendo da parte, mentre le sue rivali si fronteggiano a più riprese per decidere chi sarà la contendente numero uno. Si tratta di una scelta che non ha funzionato con Serena Deeb, sparita dalle scene per mesi e attualmente in cerca di un’identità, e che alla lunga potrebbe danneggiare Kamille ; la compagnia di Billy Corgan dovrebbe correre ai ripari già nelle prossime settimane. A rubare la scena è ancora una volta Thunder Rosa, che riesce a trasformare in oro ogni suo feud e ogni suo match: a beneficiare ciò, oltre alla già citata Deeb, ci sono Skye Blue e soprattutto Kylie Rae, che attualmente combatte a fianco delle heel ma con una spiccata attitudine da face. Non mi sorprenderei se fosse proprio la Smiley a diventare la futura top face della compagnia.

 

Slammiversary è alle porte, e ora sappiamo che Deonna Purrazzo sarà chiamata a difendere la cintura contro una lottatrice misteriosa. Il nome più probabile è quello di Lauren Van Ness, che ha espresso più volte il desiderio di tornare a Impact Wrestling e addirittura di celebrare le nozze con Matt Cardona durante lo show, ma occhio a Mickie James, già comparsa in NWA, Ruby Riott, Billie Kay e Peyton Royce ; il piano b, invece, sembra prevedere il ritorno di Su Yung, che ad ogni modo avverrà a breve, visto il segmento che ha visto protagoniste Kimber Lee e James Mitchell. Resta la delusione per Taylor Wilde, rientrata in pompa magna e subito finita nel dimenticatoio, mentre Rachel Ellering e Jordynne Grace hanno fatto definitivamente pace, salvo sorprese nel prossimo episodio di Impact, dove se la vedranno con Tenille Dashwood e Kaleb. Anche la situazione riguardante i titoli di coppia è parecchio interessante, e a Slammiversary sono Havok e Rosemary a partire favorite contro Kiera Hogan e Tasha Steelz, autrici comunque di un ottimo regno.

 

Focus on: Zelina Vega

 

L’episodio di Smackdown del 2 luglio ci ha regalato il ritorno di Zelina Vega, che ha spiazzato tutti quanti soprattutto a seguito degli ultimi avvenimenti. Col rilascio di Aleister Black, il quale proprio questa settimana ha debuttato in AEW, i fan avevano perso le speranze, e invece l’ex campionessa di coppia della TNA si è presentata a Smackdown, regalandoci un ottimo promo e un buon match, nonostante il minutaggio ridotto. Zelina ha avuto la peggio contro Liv Morgan, ma Sonya Deville le ha comunque riservato un posto nel Money In The Bank Ladder Match, dove potrebbe regalarci manovre aeree spettacolari e spot interessanti. Per quanto la conquista della valigetta sembri improbabile, non è da escludere un suo inserimento nel giro titolato nei prossimi mesi: una volta terminato il feud con Carmella, Bianca Belair potrebbe rimanere a corto di avversarie, Toni Storm permettendo, e la Vega è l'atleta più adatta a colmare questo vuoto. Le due non si sono mai affrontate, e i loro stili di lotta sono tanto diversi quanto complementari. Zelina sarà sicuramente determinata a dare il meglio di sè, e non solo in quanto desiderosa di riscatto, ma anche perché si tratta della prima vera occasione che le viene data da quando ha lasciato il mondo delle indies per approdare in quello delle major. 

 

Sin dal suo esordio in TNA, infatti, Zelina Vega non ha mai avuto un vero stint in singolo, e se nella federazione di Nashville ha fatto sempre coppia con Sarita, in WWE ha ricoperto prevalentemente il ruolo di manager, ricoprendo poche volte il ruolo di lottatrice attiva. Senza di lei, Andrade avrebbe fatto molta più fatica ad affermarsi e a far suo il titolo massimo di NXT, tuttavia quella che sarebbe dovuta essere una soluzione temporanea è diventata permanente, a discapito delle qualità sul ring della Vega. Ora c’è finalmente l’occasione per sfruttare il suo talento, e se le sue mic skills sono tra le migliori, il suo stile di combattimento offre una ventata di aria fresca a un roster carente di high flyer; la mancata promozione di Io Shirai le spiana ulteriormente la strada, dandole l’esclusiva sulle manovre spettacolari e sui voli da altezze notevoli. Insomma, ci sono tutti i presupposti per dare a Zelina una seconda chance e di riparare ai madornali errori commessi durante il precedente stint.

 

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Alessandro Bogazzi


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Aleister Black e il concetto di scarto

Contro i pregiudizi del wrestling web

L’approdo di Aleister/Malakai Black a Dynamite è solo l’ultimo di un’infinita serie di cambi di federazione destinato a spaccare in due la community dei fan di wrestling. Se da un lato c’è chi spera che l’ex Tommy End venga valorizzato, ricevendo un trattamento migliore rispetto a quello che gli è stato riservato in WWE, dall’altro c’è chi teme che gli venga dedicata una corsia preferenziale a discapito di chi si trova nella compagnia di Tony Khan da più tempo. Entrano dunque in gioco i concetti di scarto, di fedeltà, di “I busted my ass here” che vengono riproposti ogni volta che un wrestler lascia la WWE per approdare in un’altra federazione: si tratta di considerazioni che partono da un presupposto sbagliato e che creano un pregiudizio a parer mio ingiusto.

 

E’ sicuramente innegabile il fatto che arrivare dalla WWE porti alcuni vantaggi, come la capacità di connettere subito con il pubblico, che conoscendo già l’atleta in questione tende ad affezionarsi più facilmente e a desiderare il suo “riscatto” contro la malvagia federazione che lo ha maltrattato e licenziato; inoltre, la vita del team creativo viene resa più semplice, in quanto non deve creare un personaggio da zero, ma può gestire un atleta già conosciuto a livello mainstream. Tuttavia, l’atleta in questione deve anche confrontarsi con le esigenze dello stesso pubblico, spesso convinto che la WWE lo abbia limitato sul ring e quindi desideroso di vedere le sue vere abilità ; inoltre, approdare in un’altra compagnia non è sempre facile, in quanto cambiano il tipo di prodotto, il booking e così via.

 

Ma quando possiamo parlare di scarto? E perché l’accezione è sempre negativa quando il wrestler proviene dalla WWE, ma mai quando invece approda alla corte di Vince McMahon? Per quanto mi riguarda, la parola “scarto” andrebbe abolita dal gergo del wrestling, perché i roster sono talmente profondi che è normale che qualcuno resti ai margini e venga infine rilasciato, ma non per questo si tratta di un atleta senza talento e soprattutto senza possibilità di trovare riscatto in una compagnia in grado di esaltare le sue caratteristiche. A parte coloro che sono meritatamente arrivati al titolo, come Christian Cage, John Moxley, Mr Anderson, mi viene da pensare a The Pope, che in WWE aveva fatto vedere ottime cose, soprattutto durante il feud con CM Punk, ma in TNA ha potuto beneficiare di una gimmick più marcata che lo ha portato a diventare un solido uppercarder. Se ci pensiamo, è lo stesso percorso di Chris Jericho, che in WCW non andò oltre il titolo televisivo, ma nei primi due anni a Stamford fece incetta di titoli, diventando addirittura il primo Undisputed Champion della storia. In quel caso, fu esaltato il genio creativo della WWE, mentre Bischoff e compagni vennero messi alla berlina e accusati di favorire solamente i veterani, ignorando tra l’altro l’approdo nel main event di Goldberg e Diamond Dallas Page e la costruzione costante di Chris Benoit, che lo portò a vincere un titolo poi revocato. Al giorno d’oggi, l’esempio più lampante è quello di Karrion Kross e degli MSK, attualmente campioni a NXT, mentre a Impact Wrestling non conquistarono nessun titolo: come si potrebbe parlare di scarti di fronte al loro talento?

 

Alcuni fan parlano di scarti anche quando si tratta delle superstar più blasonate, accusandole di rubare spazio agli “originals” e pretendendo un’assurda gavetta. Ricordo quando si parlava di Total Nonstop Angle tra il 2007 e il 2010, nonostante gli sforzi dell’eroe olimpico nel mandare over AJ Styles, Christian Cage, Kazarian, Jay Lethal ; anche nell’era Hogan ci furono critiche per i titoli vinti da Rob Van Dam e Jeff Hardy, che già erano stati campioni in WWE, e qualcuno ha avuto da ridire anche sui regni di Chris Jericho e Jon Moxley in AEW. Stando a questo ragionamento, Ric Flair non avrebbe dovuto conquistare l’allora WWF Title vincendo la Royal Rumble del 1992, mentre AJ Styles non si sarebbe dovuto laureare campione, rubando la chance del Dolph Ziggler di turno. Trovo, anche in questo caso, che il ragionamento sia alquanto forzato, anche perché si va a colpevolizzare l’atleta proveniente da Stamford, costretto alla gavetta nonostante sia già over coi fan e si sia già fatto le ossa altrove. Sembra, inoltre, che solo questa tipologia di atleti vada a ostacolare i cosiddetti “originals”, e si tratta di una discriminazione tanto superficiale quanto non veritiera, come dimostra il caso di James Storm, mandato over a più riprese da Kurt Angle e pronto a diventare il topface della federazione conquistando la cintura a Bound For Glory 2012: l’improvvisa ascesa di Austin Aries portò la TNA a stravolgere i propri piani, mettendo fine anzitempo al regno di Bobby Roode in favore del Greatest Man That Ever Lived e cancellando in maniera repentina il push del Cowboy, che da allora non ha più ritrovato la stessa sintonia col pubblico.

 

I cambi di direzione ci sono sempre stati, e non è sempre e solo un debutto a influenzarli ; talvolta può essere un ritorno da un infortunio o una rapida ascesa, ragion per cui non si può colpevolizzare un atleta per il sempre fatto di essere approdato in una nuova compagnia. Si ha poi l’impressione che questa tanto invocata gavetta per gli ex WWE debba durare in eterno, visto che ogni volta che uno di loro fa sua una cintura, si dice che l’ha vinta troppo presto, anche se sono passati diversi mesi o addirittura un anno, mentre per altri lottatori si usa in maniera positiva il termine “bruciare le tappe”. Prendendo esempio dalla TNA, si ebbe più da ridire per Daivari/Sheik Abdul Bashir, laureatosi X-Division champion a tre mesi dal debutto, che non per Robbie E, che vinse lo stesso titolo, ma al suo match di esordio, solamente perché il primo proveniva dalla WWETornando a Malakai Black, spero vivamente che questo straordinario atleta riesca a scalare le gerarchie della AEW e a togliersi numerose soddisfazioni. E guai a farlo passare per scarto...

 

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Alessandro Bogazzi