APPROFONDIMENTI

AJ Brooks : una lezione di umiltà

AJ Brooks : una lezione di umiltà

Something That Shimmers #19

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 17/10/2021 da Alessandro Bogazzi

Benvenuti in questa nuova edizione di Something That Shimmers, la rubrica interamente dedicata al wrestling femminile. Si tratta di un numero speciale in quanto per una volta usciremo dall’ambito major per dedicarci a una piccola realtà, che ha però proposto un importante quanto umile ritorno.

 

Possiamo tranquillamente definire il 2021 come l’anno delle sorprese: nel giro di soli dieci mesi abbiamo rivisto Christian Cage e CM Punk, che mancavano dal ring da ben sette anni, mentre due nomi di spicco come Adam Cole e Bryan Danielson sono passati dalla WWE alla AEW, la quale tra l’altro ha spalancato le porte a una collaborazione con NWA e Impact Wrestling. Negli ultimi giorni, però, è stata diffusa, seppur un po’ in sordina, la notizia di un altro ritorno: colei che un tempo era conosciuta col nome di AJ Lee si è unita alla Women Of Wrestling, dove svolgerà il ruolo di executive producer e, a partire dal 2022, come commentatrice.

 

Per una superstar come lei, che ha letteralmente rivoluzionato il wrestling femminile in ambito mainstream, convincendo, a suon di risultati incredibili (supporto dei fans, vendite del suo merchandise, follower sui social media) la WWE a dare il via alla Women’s Revolution, ci si sarebbe aspettato un rientro in grande stile, e le possibilità di un approdo in AEW sembravano alte. Sfruttando l’effetto CM Punk e la fama raggiunta in precedente, AJ avrebbe facilmente scalato le gerarchie nella compagnia di Tony Khan, e chiunque sarebbe stato tentato da una simile scorciatoia. La Crazy Chick, invece, ha voluto dimostrare ancora una volta la propria indipendenza e la propria umiltà, accettando di lavorare in una piccola compagnia per aiutarne la crescita e, allo stesso tempo, dare una mano alle superstar del futuro. Lei stessa ha ammesso che sarà difficile rivederla sul ring, ma qualora ciò accadesse, AJ Brooks sarà coerente come è sempre stata negli ultimi anni.

 

A differenza di suo marito, che ha più volte sparato a zero sul wrestling, salvo poi ritrattare parzialmente durante la sua prima apparizione a Dynamite, l’ex campionessa Divas non ha mai denigrato la nostra amata disciplina, a cui ha dedicato sempre parole piene di gratitudine e rispetto. Sono diversi i paragrafi di Crazy Is My Superpower nei quali AJ non solo parla bene del wrestling, ma lo difende pure da chi lo definisce finto, facendo notare che sapere di essere in procinto di ricevere un pugno o una sediata e non spostarsi è in realtà un atto di puro coraggio. La Brooks ha sempre preferito usare la parola “predeterminato”, che è tutto fuorché offensiva, e quando è stata interpellata sull’argomento tramite social o nelle varie interviste, ha sempre mantenuto questa linea. Inoltre, ha sempre evitato di sputare veleno sulle ex colleghe e sulla WWE, limitandosi a citare qualche episodio spiacevole al solo fine di raccontare come è riuscita a far ricredere la dirigenza della compagnia di Stamford. Anche quando ha descritto la situazione tesa del 2014, dove si è trovata a lavorare in una federazione che stava facendo causa a suo marito, lo ha fatto con la maggiore delicatezza possibile, e ha tranquillamente ammesso di non aver subito alcuno sgarbo.

 

AJ è stata abbastanza chiara sul suo ritiro, dovuto a motivi fisici e personali: ai problemi al collo si è aggiunta la sensazione di aver raggiunto tutti i suoi traguardi e di non avere più ambizioni. Così, per non rubare spazio alle sue colleghe solo per ottenere uno o due title reign in più, la Crazy Chick ha deciso di farsi da parte, senza grandi proclami, e ha chiuso un capitolo della sua vita, senza però precludersi la possibilità di tornare. Ora si dice pronta ad aiutare le superstar del futuro, mettendo a disposizione la sua esperienza, i suoi consigli e la sua creatività, e non dichiarando di voler fare qualcosa per le giovani salvo poi sconfiggerle sul ring. Se poi si porrà nuovi obiettivi, allora la rivedremo sul quadrato, un po’ come Christian Cage, che non si è nascosto dietro uno stucchevole “sono qui per aiutare gli altri”, ma quando è approdato in AEW ha subito dichiarato di essere lì per vincere match e collezionare titoli. In questo modo, si possono creare rivalità genuine, non forzate, con risultati esenti da critiche. Al momento, il ritorno di AJ come combattente resta solamente un sogno, ma lei stesso ha pronunciato le parole “mai dire mai”, ragion per cui possiamo rivederla nei ruoli extra-ring e allo stesso tempo tenere le dita incrociate. La Crazy Chick è di nuovo tra noi, e questo è un bene per il wrestling.

 

If you don’t know… Now you know!

 

Alessandro Bogazzi



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 17/11/2021

ROH: La porta dimenticata

La AEW, dalla sua nascita, ha gestito la concorrenza con le altre compagnie di wrestling (ad esclusione della WWE) applicando il concetto di cooperazione divenuto noto con il nome di Forbidden Door, ovvero la porta nascosta e per anni dimenticata che collega tutte le federazioni di wrestling.

 

Quella di Stanford è una porta chiusa e sigillata. Qualche volta qualcuno scappa dalla finestra, ma mai grandi e reali collaborazioni con realtà definibili "major" e mai con i nomi di punta. La WWE inoltre è gelosissima delle sue cinture e non si sognerebbe neanche lontanamente di affidarne una ad un atleta non sotto contratto esclusivo.

 

La AEW, dal canto suo, è l'esatto opposto: nei suoi show si vedono atleti di altre realtà, vengono difesi titoli non facenti parte della federazione ed i suoi atleti possono serenamente vagare in altre promotions, dalle più grandi alle microscopiche Indies. Questa collaborazione ha fatto bene non sono a Tony Khan e soci, che hanno effettivamente creato un prodotto in contrapposizione con la WWE, ma a tante altre realtà: IWGP, NWA, AAA, Impact, giusto per citare le più importanti.

 

Nel frattempo, la Ring of Honor annuncia uno stop di tutte le attività ed il licenziamento di tutto il suo organico a partire da gennaio, in vista di una riorganizzazione del prodotto che partirà, se tutto va bene, ad aprile 2022. Inoltre Jay Lethal, l'uomo di punta della ROH, passa in AEW.

Possiamo dire, quindi, che allo stato attuale delle cose la Ring of Honor è morta.

 

Perché la sua Forbidden Door non si è aperta? La vera e reale motivazione non la possiamo sapere, ma è lecito fare supposizioni. La mia idea, ad esempio, è che la colpa risieda nei diritti televisivi.

 

Al netto dei contratti televisivi nazionali, la WWE ha il suo Network. La AEW, così come tutte le compagnie collegate nella Forbidden Door, si appoggia a FITE Network, che ne trasmette gli show. La ROH, anche se indirettamente, ha il proprio, in quanto il proprietario della federazione è la Sinclair Broadcast Group, la seconda maggior società americana di telecomunicazioni.

Essendo titolare della federazione, la SBG ha tutto l'interesse a mantenere il proprio prodotto all'interno del proprio network, senza svenderlo a società terze. Ecco perché, a mio parere, non si è mai raggiunto un accordo tra la compagnia di Tony Khan e la ROH.

 

Che la situazione possa cambiare, complice la pandemia che ha dato una feroce stangata al tutto il business dell' intrattenimento sportivo, è sotto gli occhi di tutti: dal momento dell'annuncio dell'interruzione dei lavori, subito si è aperta una porticina fra la AEW e la ROH, sintomo di come la politica aziendale della SBG potrebbe essere cambiata. Allo stesso tempo, questo potrebbe essere un segnale di tempi veramente bui per la ROH ed i suoi talenti, che hanno prontamente iniziato a guardarsi intorno per non rimanere disoccupati.

 

C'è anche la speculazione per cui Tony Khan abbia deciso di mettere lo zampino sulla Ring of Honor, promettendo investimenti ed allargando ancora di più la sua influenza nel wrestling business. Diventasse infatti titolare della ROH, avrebbe ufficialmente il controllo, almeno parziale, su tutte le possibili concorrenti della WWE.

 

Quale sia la reale motivazione non ci è dato saperlo e la mia è pura e semplice speculazione. È però fin troppo visibile il filo che collega tutte le promotions alla AEW, che passa attraverso le porte non troppo dimenticate dei diritti televisivi, motore commerciale del wrestling per come lo conosciamo oggi.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 30/10/2021

Rhea Ripley e il futuro del wrestling

Something That Shimmers #20

 

 

 

Benvenuti in questa ultima edizione di Something That Shimmers, la rubrica interamente dedicata al wrestling femminile in ambito major. Con questo ventesimo numero si conclude il mio secondo stint nel wrestling web, che mi ha regalato diverse soddisfazioni nel corso di questo 2021 molto particolare. Ringrazio con tutto il cuore lo staff di Fight Planet Italia per avermi accolto tra le proprie file e avermi dato questa occasione: MirkoFav, Pipo, Bob e Galloz, siete un team fantastico, e resterò sempre un fan numero uno del sito. Come ultimo regalo ai miei lettori, oggi parlerò delle atlete che rappresentano il futuro della disciplina, e che ci fanno capire che il wrestling femminile è in ottime mani.

 

Per quanto riguarda la WWE, penso che Rhea Ripley sia destinata a diventare la portabandiera dell’intera divisione. Nonostante il palmares stratosferico, The Nightmare è considerata ancora oggi un’incompiuta, che deve ancora ottenere diverse vittorie per consacrarsi, poiché la sua ascesa è stata bloccata in ben due occasioni da Charlotte. Persino il trionfo contro Asuka a Wrestlemania è stato poi oscurato dalla faida persa contro la Flair, ma si può cogliere un lato positivo in questo, visto che ora la Ripley può puntare ad altre affermazioni importanti senza che il pubblico si stanchi di vederla vincere. Il match contro Becky Lynch è nell’aria, entrambe hanno espresso il desiderio di affrontarsi, e ciò rende Rhea la favorita numero uno per la prossima Royal Rumble, dopo il secondo posto un po’ amaro ottenuto quest’anno. Non dimentichiamoci, poi, che questa straordinaria atleta ha 24 anni, che è stata autrice di cambiamenti radicali nel giro di pochissimo tempo, è dotata di una versatilità eccezionale che la rende perfetta per qualsiasi avversaria, e sembra non avere lacune. La maggior parte delle nuove promesse, infatti, deve ancora lavorare su qualche aspetto: Bianca Belair è carente al microfono, Liv Morgan ha fatto vedere pochissimo sul ring, Raquel Gonzalez manca di intensità quando la faida non è abbastanza “personale”, le altre atlete di NXT hanno bisogno di tempo per maturare. Rhea Ripley è già una superstar fatta e finita, e col tempo può solamente migliorare ; non affidarle il futuro della compagnia sarebbe un errore madornale.

 

La AEW era partita malissimo, ma al momento non ha solamente una divisione femminile degna di questo nome, ma ha anche tanti nomi spendibili per il prossimo decennio. In questo caso, sento di poter fare due nomi: Jade Cargill e Anna Jay. La prima è arrivata nel giro che conta a 29 anni, ma ha tutto il tempo per fare incetta di titoli e costruirsi la propria “legacy”. Dotata di un fisico scolpito e di un look che “buca lo schermo”, Jade ha debuttato in grande stile, affiancando nientemeno che Shaq durante la faida con Cody e Brandi Rhodes. Da allora, non ha fatto che collezionare vittime, ed è risultata molto incisiva anche nei promo. Anche se resta ancora da verificare la sua bravura nei match di lunga durata, la Cargill sembra avere tutte le carte in regola per sfondare, e il 2022 potrebbe essere il suo anno. Visto che parliamo di una heel naturale, che andrà ad affiancare Britt Baker, è chiaro come la AEW abbia bisogno di una top face degna di questo nome, e al momento il nome più indicato è quello di Anna Jay. Questa giovane atleta (soli 23 anni d’età) era partita col piede sbagliato, ma dal passaggio al Dark Order è migliorata sempre di più, scalando le gerarchie delle federazione e della stessa stable, di cui è di fatto la vera leader. Il compianto Brodie Lee è stato il primo a comprendere il potenziale di Anna, e per questo l’ha presa sotto la sua ala protettiva. Un infortunio l’ha messa fuori gioco per mesi, ma da quando è tornata, la Jay ha disputato una serie di ottimi incontri, sia in singolo, sia in coppia con Tay Conti, la quale a breve darà l’assalto al titolo. Anna finora ha ottenuto tanti consensi, ed è lecito aspettarsi un push importante per lei nei prossimi mesi.

 

Pur avendo sempre puntato sulla propria Knockout Division, Impact Wrestling attualmente è in affanno per quanto riguarda il ricambio generazionale, e non solo perché la campionessa attuale è la veterana Mickie James. L’età media si è alzata con l’arrivo di Tenille e i ritorni di Taylor Wilde e Madison Rayne, mentre altre atlete, Rachael Ellering su tutte, non hanno ciò che serve per ergersi a portabandiera della compagnia. Se Deonna Purrazzo rappresenta a tutti gli effetti il presente della compagnia, Jordynne Grace è sicuramente un nome su cui Impact può puntare per i prossimi anni. L’attuale Media Champion ha già vinto tutto, ma il suo primo regno titolato non è stato memorabile, in quanto è servito esclusivamente come periodo di transizione tra il dominio di Taya Valkyrie e quello della Virtuosa. Nell’ultimo anno e mezzo, la Grace è stata autrice di una trasformazione fisica pazzesca, che non solo le è servito a ottenere grandi risultati nel sollevamento pesi, ma le ha anche permesso di migliorare le prestazioni offerte sul ring, e non solo quando si è trovata ad affrontare avversarie fenomenali come Tenille. Jordynne si è dimostrata molto versatile, ma al momento sembra aver detto tutto da face, tanto che sembrava destinata al turn già in estate. Uno stint da heel potrebbe giovare alla sua carriera, sempre che non si voglia sfruttare il suo già ricco palmares per farla competere per i titoli maschili, cosa che ha già fatto quando è arrivata vicinissima alla conquista del titolo X-Division.

 

Come la AEW, anche la NWA sta coltivando diversi talenti, visto che la sola Kamille non potrà tenere in piedi la divisione per sempre. La Brickhouse è una delle migliori lottatrici del presente, e dominerà ancora per tanti anni, ma è giusto che abbia avversarie sempre più valide. Tra le aspiranti top face della compagnia, sono rimasto piacevolmente colpito da Skye Blue, che se non verrà messo sotto contratto esclusivo dalla compagnia di Tony Khan, potrà sicuramente diventare uno dei punti di riferimento della NWA. Questa giovane atleta fa leva sulla propria semplicità, e ha un fascino genuino che permette ai fan di provare empatia nei suoi confronti: è la classica underdog per la quale viene spontaneo fare il tifo, e nelle movenze ricorda parecchio la AJ Lee dei tempi d’oro. Anche Thunder Rosa si è accorta del suo talento, tanto da elogiarla pubblicamente, e il suo enorme potenziale si è visto sul ring, dove ha mostrato grande agilità e un’ottima tecnica. Insomma, Skye Blue è destinata a fare grandi cose, e resta da vedere se sarà lei a detronizzare Kamille, rimanendo fedele alla federazione di Billy Corgan, o se si accaserà in un’altra major, visto che con le sue qualità, potrebbe sfondare ovunque.

 

Vi ringrazio nuovamente per avermi seguito, e vi invito a continuare a visitare questo splendido sito.

 

If you don’t know… Now you know!

 

Alessandro Bogazzi

 

 


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 26/10/2021

Heels è una serie per veri appassionati di wrestling

La serie tv con Stephen Amell merita? Scopriamolo

Chi ha detto che le serie TV e il wrestling sono media non compatibili? In fondo col passare degli anni e soprattutto nelle ultime tre decadi le ibridazioni si sono susseguite, con risultati alterni e mai in termini del tutto lunghi, ma con prodotti talvolta davvero gradevoli. Basti pensare ai numerosi promo in cui si spiega il background di alcuni personaggi, esperimento in cui la TNA in alcuni anni ha provato a cimentarsi, a Bray Wyatt, ai cinematic match, a Lucha Underground, forse prodotto che più di ogni altro ha osato da questo punto di vista. Mai o quasi però ci eravamo trovati di fronte a qualcosa di questo tipo, una serie TV che descrive nel dettaglio ciò che accade all'interno di un Locker Room di wrestling. Ad onor del vero precedentemente avevamo avuto diverse produzioni audiovisive che coinvolgessero la nostra disciplina preferita: abbiamo avuto trashate clamorose come Ready to Rumble, abbiamo ottenuto prodotti d'autore come The Wrestler, in cui però Darren Aronofsky utilizza il wrestling solo come un mezzo per catapultarci all'interno della tumultuosa vita di mezz'età di Randy 'The Ram' Robinson, interpretato strepitosamente da Mickey Rourke, e negli ultimi anni c'è stato anche Glow, tentativo che muove un altro passi in avanti ma che ancora ha l'obiettivo primario di muoversi più all'interno delle dinamiche personali delle protagoniste piuttosto che nei meandri di quanto accade dietro le quinte di una promotion di wrestling; ebbene, probabilmente tutti gli esempi fino ad ora citati rappresentano ciascuno uno step che ci ha condotti a Heels, serie televisiva la cui prima stagione è terminata lo scorso 10 Ottobre con l'ultimo episodio della prima stagione ad opera dello showrunner Michael Waldron, nome già apprezzato nell'ambiente per il suo lavoro a Rick & Morty.

 

Sostanzialmente Heels parla del difficile rapporto tra i fratelli Spade, Ace (interpretato da Alexander Ludwig, già noto per Vikings e con il look perfetto per interpretare il ruolo di un wrestler) e Jack (Interpretato da Stephen Amell, noto per Arrow ma ricordato con affetto anche dai fan del wrestling in senso stretto, avendo partecipato in una edizione di SummerSlam in coppia con Pac (all'epoca Neville) contro Stardust (gimmick interpretata in quel periodo da Cody Rhodes) e Wade Barrett. I due hanno l'arduo compito di portare avanti la promotion locale Duffy Wrestling League lasciatagli in eredità dal padre Tom in un'epoca in cui la promozione degli eventi si dipana principalmente sul web e in cui è difficile mantenere la Keyfabe, specie quando vivi la vita al di fuori degli show nella stessa cittadina in cui ti esibisci e sei costantemente a contatto con la stessa gente che rappresenta per te possibile pubblico.

 

Proprio questa premessa rende la serie così facilmente apprezzabile al pubblico molto affezionato al wrestling: la vita dei protagonisti al di fuori degli show è assolutamente invischiata dal wrestling. Nessuno o quasi dei protagonisti vive di wrestling giacchè la DWL è niente più che una realtà locale, ma la loro vita prende la piega dettata da quanto accade nel corso degli spettacoli. Questa la gatta da pelare maggiore per Jack, che scrive gli show, ma soprattutto per Ace, giovane prospetto che deve gestire i propri affetti e la propria condotta sulla base dell'essere un heel, ruolo che a lui non andrà mai del tutto a genio.

 

Poco da dire, Stephen Amell conosce il business del wrestling: lo ha vissuto seppur per brevi periodi, ha numerosi amici dentro di esso e trasmette all'interno del suo personaggio tutte le angosce, la pressione, i sacrifici che un uomo di wrestling che parte dal basso deve affrontare. Heels oltretutto mostra al suo interno decine e decine di chicche per gli appassionati: dalle comparse di personalità celebri come CM Punk e Mick Foley a riferimenti a fatti realmente accaduti; per fare un esempio, vi è un gigantesco riferimento al tanto citato negli ultimi tempi plane ride from hell (e ad essere onesti la puntata incriminata è andata in onda giusto qualche giorno dopo l'episodio di Dark Side of the Ring che ha trattato la questione: coincidenze?). Proprio il personaggio che si rende protagonista di tale citazione, Wild Bill, interpretato da Chris Bauer, riveste un ruolo particolare e rappresenta decenni di stereotipi sul wrestling e nel wrestling con cui il panorama attuale deve confrontarsi, compreso il suo lavoro nelle prime puntate presso 'la più grossa federazione mondiale', che in un episodio presenta al proprio direttivo la nuova cintura di campione 'quanto più simile a un giocattolo possibile, in modo da essere venduta ai bambini'. Rimanendo sui personaggi, particolare attenzione merita Crystal, bellissima valletta di Ace col sogno di salire sul ring e dimostrare il suo valore come wrestler, chiaramente oberata dai pregiudizi sulle donne e sul loro ruolo nel business.

 

Un grosso monito a tutti coloro i quali si avvicineranno a questa serie è quello di non aspettarsi situazioni così realistiche all'interno del ring: la serie chiaramente si prende una serie di licenze poetiche, a cominciare da un numero eccessivo di momenti in cui i protagonisti si colpiscono in maniera shoot durante i match. Gli autori dunque utilizzano dinamiche reali del mondo del wrestling e le modellano per renderle fruibili in un diverso media come quello della Serie TV, pur mantenendole verosimili. Del resto, quante volte abbiamo visto negli show di wrestling lottatori opporsi palesemente al copione, andarsene da una compagnia per andare alla concorrenza e risse di backstage? Molte; sicuramente in Heels un gran numero di fatti di questo tipo viene accorpato in un periodo sicuramente molto breve e ha un finale di stagione su cui molti potrebbero discutere, ma ci si può chiudere un occhio considerando appunto che si tratta di un media di questo tipo e dunque il tutto rientra nelle già citate licenze poetiche.

 

Heels è visibile in Italia su Amazon Prime Video, che possiede la piattaforma Starz, la quale ha prodotto la serie. Le puntate hanno durata mai superiore all'oretta e sono in inglese, ma è possibile usufruire dei sottotitoli. Se vi piacciono sia il wrestling sia le serie TV Heels fa per voi, auspicandoci un rinnovo per una prossima stagione, per niente scontato visto il target molto di nicchia e poco incline alle masse.