APPROFONDIMENTI

Adam Page e CM Punk: destini incrociati

Adam Page e CM Punk: destini incrociati

FACE 2 FACE with Charlie #12

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 13/05/2022 da Charlie Martinelli

Possiamo dire che il titolo massimo della AEW sia uno dei pochi titoli rimasti ad essere in qualche modo "meritocratici" e strumentali ad elevare l'atleta che riesce a conquistarli e al percorso che fà per raggiungerlo.

Se percorriamo a ritroso la storia del titolo troviamo come primo campione Chris Jericho, un atleta allora già stra affermato in ogni parte del mondo, utile per dare subito prestigio alla nuova cintura, giunto ad una nuova,ennesima, fase della sua carriera dopo la parentesi in Giappone come "Painmaker", protetto dal suo Inner Circle, stable che grazie al suo aiuto si imporrà tra i gruppi di punta della compagnia fino alla sua disgregazione, poi Jon Moxley, un uomo rinato e finalmente libero di esprimersi dopo esser stato a lungo incompreso e limitato in WWE, Kenny Omega, che farà del titolo massimo della All Elite Wrestling la pietra d'angolo per la sua "collezione di cinture" e che diventerà quasi la causa scatenante della rivoluzione della "Forbidden Door", difendendo i titoli in giro per il mondo, dando nuova linfa vitale al gruppo dell'Elite turnando heel, e poi, arrivando ad oggi, "Hangman" Adam Page, protagonista fin dal primo giorno di vita della compagnia di un cammino lungo e difficile all'inseguimento del titolo, combattendo contro le sue insicurezze, contro i suoi demoni personali e riuscendo infine a trovare la forza per detronizzare Omega, diventando definitivamente uno dei volti della compagnia come incarnazione del vero eroe dell'era moderna.

Page ha saputo poi confermarsi come campione meritevole di tenere sulle spalle il titolo massimo della compagnia di Jacksonville combattendo contro Bryan Danielson in uno sfiancante incontro di un ora, resistendo alla furia del gigante Lance Archer e fermando Adam Cole, dimostrando di essere un atleta ormai maturo e completo. Il cowboy che prometteva di diventare il primo campione All Elite, ma che soccombe davanti ai giganti Chris Jericho e Omega, che si lascia abbattere dalle continue insidie dei suoi ex compagni e amici fraterni dell'Elite, che gli hanno voltato le spalle e lo hanno deriso, che cade nel vortice delle dipendenze, è solo un lontano ricordo grazie alla ritrovata fiducia in se stesso e alla fiducia di un gruppo di amici veri come il Dark Order. 

Ma ora Page ha un avversario completamente diverso rispetto ai precedenti davanti a sé: un rivoluzionario, un uomo che nessuno avrebbe mai pensato tornasse al dopo sette anni di inattività, pronto a rimettersi in gioco ancora una volta: CM Punk.

Punk e Page, così simili ma al tempo stesso così diversi.

Punk è ormai un veterano, Page è una nuova grande stella nel firmamento del wrestling americano.

Page per lungo tempo è stato vittima della sua dipendenza dall' alcool, almeno in storyline, dopo aver perso la fiducia in se stesso e in coloro che riteneva amici mentre al contrario Punk ha fatto dell' essere Straight Edge una filosofia di vita, che ha anche influenzato la sua carriera nello sport spettacolo.

Ma entrambi sono stati degli underdog, uomini su cui nessuno punterebbe, ma idoli del pubblico, capaci di trascinare le folle, ma ora al picco della loro carriera, con nulla ancora da dimostrare.

MJF nella faida con Punk, ha sottolineato infatti che Punk non è più l'atleta ostacolato dalla dirigenza, disposto a tutto per farsi strada, ora è la star coccolata e corteggiata, ben diverso dal giovane spietato che ammirava da bambino.

In effetti non ci sarebbe da stupirsi nel sapere che Tony Khan, fin dalla nascita della compagnia oltre che Chris Jericho aveva contattato CM Punk, confermando tutti i rumor che circondavano il primo Pay Per View di All Out 2018 a Chicago, per dare subito un enorme spinta mediatica alla All Elite.

Dopo aver poi effettivamente debuttato nella sua città natale a "Rampage: The First Dance", Punk, nonostante gli anni di inattività, si è dimostrato comunque in gran forma sfidando i migliori giovani nello spogliatoio e con ancora una grande presa sul pubblico. Per sua stessa ammissione uno dei motivi per cui ha voluto accettare la proposta della All Elite è stata la possibilità di confrontarsi con volti nuovi e che non aveva mai avuto l'occasione di incontrare prima, quindi era ovvio che prima o poi si sarebbe trovato di fronte a sé il campione massimo dopo aver conseguito vittorie e scalato il Power Ranking, come secondo stessa ammissione di Punk durante un promo fatto durante la faida con MJF.

Perché alla fine ammettiamolo, che cosa spinge un atleta a macinare vittorie più della speranza di tenere un titolo alla sua vita? Che senso avrebbe aver fatto tornare Punk senza poi inserirlo in una faida per il titolo massimo?

In queste ultime due settimane abbiamo visto un Page diverso da quello che conoscevamo: un campione non più disposto a porgere l'altra guancia, determinato e consapevole di ciò che è diventato e ha conseguito, non disposto a stringere la mano a Punk come segno di rispetto.

Per la prima volta nella storia di questo titolo abbiamo un incontro dall' esito non prevedibile, proprio perché in passato quando arrivavamo a incontri di questo tipo sentivamo che ci sarebbe stato un nuovo campione, quasi come se fosse arrivata la data di scadenza del regno.

Io personalmente credo che questo sia un bene, credo che il lavoro che la All Elite sta facendo per costruire il match di cartello di Double or Nothing sia ottimo, anche in vista di Forbidden Door, che vi ricordo si terrà tra circa un mese a Chicago (vi dice nulla?) .

L'esito di questo incontro,che ho molta voglia di vedere, può portare a diverse strade e qui concedetemi un po' di "fantasy booking" : Page potrebbe mantenere, il che sarebbe l'ennesima riconferma e ulteriore consacrazione ad altissimi livelli per lui, e magari perderlo, sempre contro Punk, il mese prossimo a Chicago, con una faida che vede Punk sempre più corroso dal desiderio di ottenere il titolo, magari ricalcando le note della faida che vide protagonisti Punk e Jeff Hardy nel 2009 con il World Heavyweight Championship in palio, con la Straight Edge Superstar che sfrutta le debolezze e i problemi con le dipendenze del suo avversario. 

In ogni caso non ci resta che goderci il grande incontro che ci proporranno, anche dal solo puro punto di vista tecnico, e aspettare come si evolverà la storia tra i due.

 



Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 14/06/2022

Stone Cold, il wrestler più over di sempre

IT’S SHOWTIME! with BOB #1

Se andiamo a sfogliare un ipotetico vocabolario del wrestling, alla voce over, su per giù possiamo trovarci eventualmente questa spiegazione del suo significato.
Over: Aggettivo utilizzato per descrivere il raggiungimento della massima popolarità di un lottatore tra i fan.

 

Nella storia del wrestling sono stati tanti a raggiungere tale livello. Ma in pochi lo hanno fatto entrando nella storia, e soltanto uno è riuscito nell’impresa di erigersi a wrestler più over di sempre. Ovviamente sto parlando di “Stone Cold” Steve Austin.

 

Già, non è stato Hulk Hogan, neanche Bret Hart, nemmeno Shawn Michaels, benché meno Ric Flair e nemmeno The Undertaker, The Rock o John Cena. Tutti questi, assieme a tantissimi altri, hanno goduto di una popolarità enorme. Parliamo di mostri sacri assoluti.

 

Prendiamo come esempio la sola Hulkamania, un fenomeno di grandissima portata che ha dato una spinta incredibile al movimento portandolo su un piano mediatico che mai prima di allora aveva raggiunto tale visibilità. Hogan è stato un grande eroe per grandi e piccini, nel vero senso della parola, l’atmosfera che generava era poetica. Forse il nome più gettonato di sempre.

 

Ma quando guardiamo nel complesso dell’oggettività dei numeri, considerando alcuni parametri come Aspetto, Abilità in-ring, Mic Skills, Carriera e Vendibilità, Austin li batte tutti. Parliamo di una gimmick, di un character che non ha mai avuto bisogno della sovraesposizione, è stato il più grande antieroe del pro-wrestling. Quando si definiva “The toughest S.O.B.” era più del personaggio portato in scena, era qualcosa di credibile e realistico per il momento specifico, ma solo perché Steve Austin è stato un grande interprete di Stone Cold dandogli una credibilità difficile da equiparare. Condito da uno stile sul ring unico, riconoscibile, intenso e senza troppi fronzoli. Il redneck sbevazzone è senza dubbio uno dei più tifati che si siano mai visti. La sua carriera da Hall Of Fame parla da sé.

 

E poi che promo. Se scrivo What! o Austin 3:16 non devo sottoporvi a ulteriori specifiche spiegazioni. Inoltre il tutto ci ricollega alla vendibilità. In termini di vendite di merchandising nessuno ha raggiunto le sue vette. E poi impatto sui live events, migliori vendite dei ppv della storia, altrettanti migliori ascolti TV della storia che hanno segnato per sempre le sorti degli eventi legati al mondo del ring. Tutto ciò per buoni quattro anni. Il Texas Rattlesnake entra nell’iconografia della cultura pop degli anni ’90. La sua finisher, la Stone Cold Stunner, la conosce anche chi non ha mai visto un match di wrestling.

 

Stone Cold è indiscutibilmente il wrestler più over di sempre. L’unico in grado seriamente di rivaleggiare con Hulk Hogan per quanto riguarda l’essere stato mainsteam a un livello che magari i più giovani non possono immaginare. Andiamo alla nota Attitude Era. È Austin il suo indiscusso simbolo, colui che ha messo KO la WCW salvando la WWF e Vince McMahon durante la Monday Night War quando i ratings hanno contato veramente e deciso la strada e il futuro del wrestling. Probabilmente il periodo più fulgido e sensazionale nell’intera esistenza del pro-wrestling. Se avete visto WrestleMania 38 avete potuto assaggiare un po’ del vero concetto che deriva dall’essere davvero over nello Sports-Enterainment.

 

Stone Cold, per quanto si possa considerare volgarmente soltanto un personaggio, era autentico, ed è per questo che è stato over come non lo è stato mai nessuno. Dando un senso direi quasi esclusivo al significato stesso della parola, toccando picchi inarrivabili. E parliamo di un wrestler che si è ritirato a soli 37 anni, e questo dà ancora maggiore validità e solidità a quanto detto.

 

Potete pensare a qualsiasi nome di qualsiasi epoca di qualsiasi compagnia, nessuno è mai stato over come Austin ed è molto probabile che nessuno lo sarà mai. Il che ci porta anche a una considerazione dei nostri tempi. Con i social e la quotidiana presenza di lottatori e lottatrici nelle vite dei fan, si è tutti popolari quanto basta, ma nessuno spicca per cose particolari. E questa è una delle più grandi sconfitte nel wrestling moderno. Manca di autenticità.

 

Essere popolari son bravi tutti, andare over sul serio come ha fatto SCSA è un’altra storia.
And that’s the bottom line..cuz Bob said so!

 

Anche per oggi è tutto. Alla prossima.


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 08/06/2022

La WWE è il posto giusto per MJF?

FACE 2 FACE with Charlie #13

In questi giorni sta facendo molto discutere la scelta dell'emittente televisiva TBS, che trasmette gli show settimanali della All Elite Wrestling, di eliminare qualsiasi riferimento a MJF nel materiale promozionale legato agli stessi.

Questo provvedimento arriva dopo le polemiche legate al rinnovo del contratto che lega Maxwell Jacob Friedman alla compagnia della famiglia Khan, dopo le notizie di un clima teso nel backstage tra la dirigenza e l'atleta e dopo il suo intenso promo nell'ultima puntata di Dynamite.

Faccio una piccola parentesi sul promo di MJF, perché ho sentito molti pareri da parte di persone diverse che lo hanno apprezzato a tal punto di definirlo un promo rivoluzionario e di rottura.

Io, come al solito, ho un'opinione molto più distaccata, non ho ricevuto un esaltazione tale da credere che MJF per esprimere caparbiamente la sua opinione abbia trasgredito a delle regole.

Per l appunto penso che la situazione non sia poi così diversa da quella che portò CM Punk a pronunciare la famosa Pipebomb ormai più di 10 anni fa, che se vogliamo è stata la consacrazione di Phil Brooks come atleta ad altissimi livelli, che lo ha reso un personaggio impresso nella cultura collettiva, anche se potrebbe sembrare quanto mai riduttivo come ragionamento.

In quella precisa situazione venivamo da un periodo storico diverso, con uno scenario del wrestling mondiale diverso ed eravamo sicuramente un tipo di fan diverso.

Anche Punk era in guerra aperta con la dirigenza, si sentiva sottovalutato rispetto ai part-time che incassavano assegni a sei e più zeri mentre lui continuava a lavorare incessantemente giorno per giorno in attesa del suo momento per brillare e che quindi i suoi sforzi potessero essere in qualche modo ripagati.

Parlando invece di Friedman, sicuramente c'è in corso una trattativa turbolenta, dell' astio reale tra lui e la dirigenza, che si senta davvero sottovalutato rispetto alle sue vere capacità e che sia evidente come gli AEW Originals non siano trattati allo stesso modo rispetto alle star che arrivano da altre compagnie, specialmente dalla WWE, ma se ha avuto la possibilità di fare quel promo e essere trasmesso integralmente in puntata è evidente che qualcuno ai piani alti ha preso visione e ha acconsentito a che MJF potesse pronunciare quel promo; come è stata la Pipebomb di CM Punk: un promo work con una forte componente shoot e influenzato da avvenimenti e sentimenti reali.

Niente di più e niente di meno.

Fatta questa premessa cerchiamo di guardare la situazione di MJF in una chiave oggettiva e concreta, non da fan,perché a conti fatti in questo tipo di situazioni il pubblico conta molto poco.

E dobbiamo farcene una ragione.

È ovvio che qualora non si trovi l'intesa tra la All Elite e MJF per quanto riguarda un nuovo contratto, solo un'altra federazione in america, a meno di eventuali incredibili sconvolgimenti di sorta, sarebbe ben disposta ad accogliere tra le sue fila il ragazzo di Long Island, la WWE.

MJF già da qualche anno non ha fatto mistero di voler cambiare casacca, forse per ottenere del facile heat o forse perché era davvero intenzionato a rispondere alle sirene della concorrenza.

Più volte ha accennato al fatto che fosse in buoni rapporti con l'attuale Head of Talent Relations, Bruce Prichard, una conoscenza maturata durante la sua permanenza in MLW, e che "gli sarebbe bastata una chiamata per rendere tutto ufficiale".

Il ritorno in WWE da parte di una delle pietre fondanti della compagnia di Jacksonville, Cody Rhodes, è stato un fattore determinante per la quale adesso non solo è stato sdoganato l'esodo dalla WWE verso la AEW, ma anche dal verso opposto.

Nel corso degli ultimi mesi sono stati molti i nomi tra gli AEW Originals,come Marko Stunt o Joey Janela,che al termine del loro contratto non hanno trovato l'intesa con la compagnia per rinnovarlo ed è notizia risaputa che probabilmente se ne aggiungeranno altri.

Ciò è abbastanza inevitabile per una compagnia nata da relativamente poco tempo, che cerca di acquisire volti già noti per imporsi come una concorrenza credibile alla proposta mainstream dandogli uno stipendio considerevole.

Questo non deve far perdere di vista però il focus dagli atleti cresciuti in seno alla federazione, come appunto MJF.

Se vogliamo è stata questa una delle cause del declino della TNA, con l'approdo della coppia Hogan-Bischoff e il tentativo fallimentare di una nuova "Monday Night Raw", a segnare il declino della federazione di Orlando, con nomi come AJ Styles e Samoa Joe messi totalmente in secondo piano in favore di ex-WWE.

Ma quindi siamo sicuri che questa sia la scelta giusta per Maxwell Jacob Friedman?

Sulla carta sembra proprio di sì, non solo per il fatto di essere ormai "persona non grata" nel backstage in AEW, ma proprio per il punto centrale della questione, quello economico.

Poi non possiamo non dimenticare che non si sta parlando di certo della prima federazione indipendente che capita, ma della WWE, ciò che per molti è il sinonimo di wrestling. Essere una "superstar WWE" è completamente diverso dall' essere un wrestler "normale", e ciò non è necessariamente un male.

Se vogliamo MJF è davvero un atleta più vicino a quella dimensione che a quella del pro wrestling, ma è proprio il suo inserimento in una realtà più piccola a renderlo così importante.

Essere in una realtà più piccola non solo gli dà la possibilità di proporre ottime contese con avversari diversi tra loro, ma gli dà anche la possibilità di mettere in mostra ciò che sa fare meglio, cioè il suo lavoro al microfono.

In una realtà come la WWE, e ne abbiamo avuto la prova in passato, non sempre nel main roster atleti provenienti da altri contesti (o banalmente dal territorio di sviluppo) si sono trovati a loro agio e sono stati costretti a convivere con cambi di nome forzati e ad avere il loro personaggio snaturato e per MJF il rischio di venire sprecato o di diventare un personaggio macchietta ("un Miz meno famoso" per citare qualcuno) è quanto mai concreto.

Ovviamente questo non significa che presto o tardi non vedremo Friedman in WWE, non dimentichiamoci che ha solo 25 anni, e come abbiamo visto con il ritorno di Cody, non è detto che la WWE non riesca a capitalizzare sul suo arrivo.

Detto ciò per rispondere alla domanda se la WWE sia il posto giusto per MJF: è ancora troppo presto per dirlo.

Certo però è auspicabile che qualora i rapporti tra la famiglia Khan e l'atleta si dovessero rompere, perlomeno questo accada in un clima molto più disteso di quello attuale, come è stato per Cody.

Ciò aiuterebbe non solo la compagnia a voltare pagina ma anche l'atleta in questione a progredire nella propria crescita, senza inutili antipatie e rancori, come è stato invece tra Punk e la WWE nel 2014.

 


Fight Planet Italia

APPROFONDIMENTI Pubblicato in data 23/05/2022

Hell in a Cell

Jammin' #02

Hell In A Cell: quattro parole che rievocano forti ricordi, vivide sensazioni e grandi momenti all'interno del nostro squared circle preferito. Ma rivediamo insieme l'origine e la storia di questa struttura infernale, che nasce ben 25 anni fa.

 

La prima disputa di questo genere vide Undertaker e Shawn Michaels affrontarsi, al culmine di una rivalità durata per tutta l'estate del 1997, nella cornice di In Your House: Bad Blood. Non si sapeva bene cosa aspettarsi dal primo, storico, Hell in a Cell, ma i due hanno saputo sicuramente trarne il meglio: il debutto di quello che conosciamo oggi come Kane sancisce la vittoria per l'Heartbreak Kid, che da lì arrivò all'infausto Montreal Screwjob, mentre il Deadman avrà per diversi mesi le mani in pasta con il fratellastro. Ancora oggi l'evento sancisce l'inizio ufficioso, seppur considerato da moltissimi ufficiale, della Attitude Era.

 

Il primo incontro ha gettato le basi per ciò che deve rappresentare un match del genere, ma il secondo ha definitivamente portato fama, gloria e interesse eterni alla struttura infernale: è il 1998, e siamo al King of the Ring. Ma non siamo qui per parlare del coronamento di Ken Shamrock come re del ring, ne della vittoria di Kane su "Stone Cold" Steve Austin che lo fa diventare campione mondiale: Undertaker e Mankind si affrontano nel secondo Hell in a Cell della storia, il più famoso ad oggi per l'iconico volo di Mick Foley dal tetto della gabbia sul tavolo dei commentatori, che ancora ad anni e anni di distanza fa parlare di sè e della crudeltà di questa tipologia di incontro. Anche la Chokeslam che ha sfondato il sopracitato tetto facendo crollare Foley sul ring è ancora oggi una delle cip più gettonate su YouTube et similia: e l'ovvia vittoria del Deadman su un Mankind letteralmente massacrato, con fratture di vario tipo, commozione cerebrale e persino con dei denti saltati via, ha gettato ancora più luce su uno dei match più iconici di sempre.

 

Continuando sull'onda di sensazionalità che comporta l'esistenza dell'Hell in a Cell, assistiamo al suo debutto a WrestleMania l'anno successivo, in cui Undertaker - ormai diventato sinonimo della gabbia infernale - trionfa su Big Boss Man. L'incontro in sè non ha molto da raccontare, ma l'impiccagione a fine incontro con l'ausilio della struttura è sicuramente una scena memorabile. Sempre a WrestleMania abbiamo rivisto la struttura altre due volte, nel 2012 'Taker e Triple H si sono dati battaglia nella memorabile "End of an Era" che ha visto Shawn Michaels nelle vesti di arbitro speciale, mentre nel 2016 il Deadman si è scontrato con Shane McMahon, uscendo vincitore da entrambi gli incontri.

 

Col passare degli anni il concetto nativo dell'Hell in a Cell si è andato a perdere, passando dall'incontro che avrebbe messo la parola fine a rivalità, screzi e quant'altro - basti pensare ai due incredibili incontri nel 2005, il primo tra Batista e Triple H e il secondo tra Undertaker e Randy Orton - al diventare un evento annuale fisso, partendo dal 2009 con il primo pay-per-view nominato proprio come la struttura infernale. La magia dell'evento va scemando sempre più, passando da incontri come Undertaker vs Brock Lesnar del 2002 a match come CM Punk contro Ryback e Paul Heyman nel 2013.

 

Dal 2016 le porte della gabbia infernale si aprono anche alla divisione femminile, fresca della Women's Revolution e dall'arrivo in scena delle Four Horsewomen. Il primo Hell in a Cell della quota rosa, che ha visto Charlotte coronarsi campionessa femminile di RAW sconfiggendo Sasha Banks, è ancora chiacchieratissimo ad oggi, aprendo la pista per incontri come il culmine della storia tra le frenemies Banks e Bayley, arrivato nel 2020 proprio all'interno della malefica struttura con il coronamento della Boss come campionessa femminile di Smackdown.

 

L'Hell in a Cell ha visto in un paio di occasioni l'inserimento di una stipulazione secondaria: nel 2017 abbiamo visto Shane McMahon e Kevin Owens darsi battaglia in un Hell in a Cell con l'aggiunta del Falls Count Anywhere, dove appunto il match si è concluso all'esterno della gabbia, grazie al provvidenziale intervento di Sami Zayn a favore del connazionale canadese. O ancora nel 2020, quando Roman Reigns ha trionfato su Jey Uso all'interno della struttura infernale, ma con l'eccezione che il match poteva concludersi solo con la resa. Insomma, tutti fattori che hanno aggiunto stratificazioni alla storyline in corso e che hanno portato all'ottimo sviluppo dell'incontro in sè.

 

La prossima edizione del sopracitato Premium Live Event a tema è alle porte, e ci attende il terzo capitolo - sperando sia conclusivo - della saga tra Seth Rollins e Cody Rhodes, che avrà atto proprio all'interno dell'Hell in a Cell. Sicuramente i due sapranno regalarci spettacolo, con la speranza di vedere un po' della magia iniziale riprendere vita anche ad oggi, nel 2022.